Un viaggio

Pochi giorni prima di Natale. La donna sta tornando da San Francisco in Italia. E’ stanca, ha seguito un lungo congresso interessante, ma il suo inglese e’ zoppicante, alcune cose non le ha proprio capite, il mal di testa la ha perseguitatata ogni sera. La partenza e’ prevista in tarda mattinata. Fa un veloce giro turistico per la citta’ e torna all’albergo, da cui deve partire il pullmino per l’aereoporto. Si tratta pulmini privati, guidati da cinesi o ispanici che sanno poco piu’ inglese di lei e vanno prenotati. Quando appare evidente che il pulmino non arrivera’ la donna chiede al portiere, che scopre che l’addetto alle prenotazioni ha sbagliato giorno e chiama un nuovo pulmino. Questo le costa un dollaro di mancia e tanta preoccupazione, ma quando finalmente sale. L’interno e’ squallido, alcune cinture di sicurezza sono rotte. Passano per la zona povera della citta’. Relitti umani si trascinano per le strade o stanno afflosciati davanti ai bar. Dopo i grattacieli, gli alberi di natale alti piani e piani di palazzi nel centro, la musica e i lustrini del centro questo e’ un bel contrasto, che serve a ricordare quanto il fatto che qualcuno sia immensamente ricco implica che qualcun altro deve essere immensamente povero. Alla fine l’aereoporto. Con il suo pesante bagaglio la donna si destreggia fra gente vociante in tutte le lingue del mondo, bambini che scappano, annunci incomprensibili in americano della costa ovest. Per fortuna tutti gli aereoporti del mondo si somigliano e arrivare al check-in e’ facile. La coda e’ lunga pero’ e’ arrivata tardi per colpa del pullmino che non c’era. Ha paura che abbiano fatto overbooking, come la volta prima che e’ andata a San Francisco. Si ricorda che c’era un’addetta che girava proponendo una notte in piu’ a San Francisco pagata dalla compagnia aerea. Per fortuna qualcuno aveva accettato e lei era riuscita a prendere il volo giusto. Non vuole spendere un giorno in piu’ lontana da casa, dai suoi cari, dalla sua lingua. Adesso nessuno le propone niente del genere. Allo sportello pero’ scopre che l’aereo e’ in ritardo, c’e’ una nevicata che sta paralizzando Francoforte, l’aereo partira’ due ore dopo, non le fanno la carta di imbarco per Monaco, ma le prenotano un aereo piu’ tardi. Con l’unica carta di imbarco ottenuta, libera finalmente dall’immensa valigia, la donna ciondola per l’aereoporto, compra un regalino per il figlio. Soprattutto ha sonno, molto sonno. Tutte le notte prima dei viaggi riposa male e poi ha camminato tutta la mattina per San Francisco. Alla fine l’aereom parte, in ritardo. Il ritardo del pullmino ha voluto dire che non ha potuto scegliersi il posto che voleva in aereo. Niente posto vicino al corridoio, niente finestrino: e’ nella fila centrale di 4 posti ha a destra un uomo obeso, a sinistran una coppia di anziani orientali. Aveva sperato, come nel viaggio di andata di avere un monitor con il film davanti al seggiolino e di poter scegliere film e lingua. Sperava tanto nell’italiano. Neanche quello: monitor uguali per tutti e niente italiano nelle cuffie. Il tempo del viaggio, ore e ore passa nella noia, mangiando il cibo cattivo e pieno di conservanti offerto, leggendo fino a faqrsi venire mal di testa, dormicchiando. Il ciccione di lato crolla con una ridicola mascheriuna sugli occhi. Cosi’ per andare in bagno all’andata lo salta, al ritorno deve disturbare i due orientali. Alla fine l’atterraggiop a Francoforte. Nevica moltissimo le puiste sono tutte bianche. Ha sonno ha la nausea e vorrebbe solo essere gia’ a casa a dormire. Invece le mancano ancora due aerei da prendere… se partiranno con tutta questa neve. 

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