Tenebra

l mio primo colloquio con il direttore fu curioso. Non mi invito’ a sedere dopo la camminata di venti miglia di quella mattina. Aveva carnagione, lineamenti, modi e voce banali. Era di statura media e di corporatura normale. Gli occhi, del solito azzurro, erano forse particolarmente freddi e certo sapeva far cadere sguardi penetranti e grevi con una scure. Ma persino in quei momenti il resto della sua persona sembrava sconfessare l’intenzione. Altrimenti aveva sulla labbra solo un’espresssione indefibile, un po’ furtiva – un sorriso – no, non un sorriso – la ricordo, ma non riesco a definirla. (…) Era ubbidito, eppure non ispirava amore né paura e neppure rispetto. Ispiava disagio. Ecco! Disagio. Non una diffidenza precisa – solo disagio – niente di più. Non avete idea di quanto possa essere efficace una… una … facoltà del genere. Non aveva nessuna dote per l’organizzazione, l’iniziativa e perfino l’ordine. Come dimostrava chiaramente lo stato deplorevole della stazione.

Conrad “Cuore di tenebra”

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